Tradizioni Casertane

Città e provincia da scoprire, Caserta reclama tutta la sua storia e le sue tradizioni attraverso la sua terra, i suoi frutti, prodotti tipici, dai sui borghi ricchi di storia e la meravigliosa Reggia Vanvitelliana, piccola Versailles italiana .Conosciuta come Terra di Lavoro dato che era questo il nome di una vasta regione che comprendeva anche l’attuale provincia di Caserta. È grazie a Terra di Lavoro che la Campania meritò l’appellativo di “Felix”. Fin dal 79 d.C, fu la zona più fertile della Campania.Un angolo di mondo fertile e redditizio colmo di coltivazioni e di vitigni storici ed autoctoni come : il Pallagrello, Casavecchia e Galluccio. Il Pallagrello, uno dei pochi casi di vitigno sia a bacca bianca che rossa riscoperto e valorizzato da Ferdinando IV di Borbone, che se ne fece impiantare una grande quantità nella sua “Vigna del Ventaglio”.Il Casavecchia con la sua storia ancora sconosciuta che secondo racconti del luogo, il suo nome deriva dal fatto che una piantina – dopo l’ecatombe della “fillossera” – sarebbe stata trovata presso i ruderi di una vecchia casa romana.Il Galluccio,  un vino DOC, prodotto in cinque comuni (Galluccio, Rocca d’Evandro, Mignano Monte Lungo, Tora e Piccilli, Conca della Campaniadominati dal vulcano spento di Roccamonfina, che con la sua attività eruttiva ha reso i terreni ideali alla coltivazione della vite.Uva Falanghina e Aglianico, quindi, i due vitigni più diffusi in Campania, ma che in questa zona assumono profumi, odori e struttura formidabili. L’Asprinio, vino DOC di antiche tradizioni, frutto di un vitigno bianco autoctono dell’agro aversano. Antico come il metodo di coltivazione della vite in queste terre: l’alberata Aversana di origine etrusca. Gli Etruschi sfruttavano la caratteristica di pianta rampicante della vitis vinifera appoggiandola agli alberi, che fungevano così da sostegno naturale. Vigne veramente straordinarie, che conservano la secolare memoria della coltivazione dell’uva da parte delle popolazioni etrusche. Viti antiche e storiche, a volte ancora a piede franco, che formano filari con alte barriere verdi colme di grappoli. Uno spettacolo unico al mondo, come la raccolta anch’essa unica, fatta a mano ed  effettuata solo da personale esperto, poiché avviene servendosi di uno strumento tradizionale, come lo ‘scalillo‘.Il Falerno del Massico, vino DOC, di cui si narra che il dio Bacco in persona ricompensò l’umanità trasformando il monte Massico in vigneto di Falerno prodotto in cinque Comuni del Casertano (da Sessa Aurunca a Mondragone).

Caserta è la provincia della Campania che è universalmente identificata con quello che è considerato il prodotto alimentare più rappresentativo della regione: la mozzarella di bufala DOP.Un primato di produzione e sapore che Terra di Lavoro contende alla provincia di Salerno, con risultati che sono tra i più gustosi in assoluto.La zona dell’aversano, in particolare, è tra le più ricche di allevamenti di bufali dai quali, oltre alla mozzarella e ai derivati del latte (la ricotta di bufala campana che si fregia del marchio DOP dall’Unione Europea), si ottiene una carne che si sta sempre più diffondendo come un’alternativa d’elite alla carne bovina classica.Il clima e la conformazione dei terreni fa della provincia di Caserta una interessante zona di produzione olivicola che ha portato, nel volgere di pochi anni, alla richiesta della Dop per ben tre olii extravergine di oliva inoltre questo spicchio del territorio casertano è la culla dell’oliva di Gaeta, una varietà di oliva nera la cui lavorazione particolare ne fa uno dei prodotti più appetiti sulle tavole di tutta Italia.L’origine e la storia dei prodotti tipici si intreccia sempre a quella della terra in cui vengono coltivati e viceversa. Le tradizioni della Terra di Lavoro prima e di Caserta poi hanno rappresentato e rappresentano pienamente la regione Campana ricca di storia, usi e costumi prodotti unici e tanto ingegno tramandato da generazioni, come “l’arte del pane” e della pizza o i dolci, vedi la polacca Aversana,  e tante tradizioni.

 

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